Ciao Boris
E’ morto Boris, passata la sbornia degli elogi, spesso ingigantiti sull’onda del emotività, rimane da fare il bilancio dal personaggio. A Boris gli si addice proprio, per la sfaccettatura del personaggio, l’epitaffio manzoniano: ai posteri l’ardua sentenza. Sarà la Storia, come sempre, che collocherà il personaggio degnamente alla sua statura.
Mi è capitato di rileggere il discorso televisivo in cui Boris annunciò le proprie dimissioni, nella notte del trentun dicembre del mille novecentonovantanove. Fra le righe si legge quasi un amara constatazione, che in diversi passaggi è proprio annunciata, per la delusione di ciò a cui si ispirava e ciò che si è avuto. Una epoca di speranze, in cui non sono mancati ruberie e lassatezze, ma soprattutto un’epoca in cui la Russia e i russi, pur per pochi anni, hanno creduto realmente ad un futuro migliore. Un futuro di cui nessuno, mai che mai Boris stesso, avevano un idea precisa se non che sarebbe stato radioso e migliore per tutti indistintamente. Un epoca che ben riassume la battuta di Cernomirdin, il delfino perenne e mai avverato di Eltsin. “Volevamo come meglio, è andata come sempre”.
0 Comments:
Post a Comment
<< Home