Caso Alisi
Raramente in Russia un caso di cronaca, come quello di Cogne da noi, provoca una mobilitazione pubblica e divisioni - con tanto di tifoserie - fra gli innocentisti e i colpevolisti. Ma un recente caso di cronaca, in questi giorni, che sembra ricalcare in maniera inquitante il caso Cogne, ha provocato una vera e propria mobilitazione in Russia, costringendo le autorità a diramare "veline" ai giornali e ai telegiornali affinchè nel narrarne la vicenda - di cui i russi ad alta voce reclamano i dettagli - si segua la versione della procura. Eppure lo schiaramento forzato dei media non impedito che la maggior parte dei russi sia convinta innocentista. Movimenti spontanei organizzano sit in che reclamano la liberazione di Antonina, e una straordinaria mobilitazione in internet: i blog più in vista e letti in russia - fra cui anche il noto Vladimir Vladimirovich - si sono fermati in un originale segno di protesta finchè la ragazza non venga liberata dal carcere.
La storia della giovane ragazza è la seguente. Antonina torna da Mosca nella sua città natale Novogord per pochi giorni, nella casa di sua madre e dove lei stessa è cresciuta, per ritirare il diploma del suo liceo, documento che avrebbe fra poche settimane consegnato alla Università Statale di Mosca a cui aveva fatto richiesta di iscrizione. Con lei è la sua piccola bambina di neanchè un anno, avuto - nonostante la sua giovane età: 22 anni - dal suo neo marito, rimasto a Mosca. Un caldo pomeriggio si stava vestendo per uscire, e si chiuse in bagno. Dimenticò aperta la porta dell'appartamento - lasciata aperta per far circolare l'aria - e che dava sulle scale. La piccola Alisa scivolò a gattoni, spinta dalla curiosità dei bambini,fuori nel corridoio fin sotto la tromba della scale. Dove - e qui le versioni si differiscono - passò le ringhiere e cadde giù lungo la tromba delle scale.
Secondo la procura invece è stata Antonina a spingere la bambina fra le ringhiere. Il teste chiave nonchè l'unica prova concreta che sia emersa a carico della ragazza, è un ragazzino di 11 anni, abitante dello stabile, che dichiara di "aver visto una bambina che spinge un'altra".
E' stata la stessa Antonina a chiamare l'ambulanza subito dopo il volo, la bambina è stata portata in condizioni estreme all'ospedale, dove una lunga operazione l'ha tenuta fra la vita e la morte per diversi giorni.
La ragazza, su testimonianza del ragazzo undicenne, è stata arrestata è rinchiusa in un carcere russo, il che equivale secondo la blogosfera a condanarla "agli stupri e sevizie di ogni genere". Si prende una innocente giovane ragazza e la butta in mezzo ai dei rifiuti dell'umanità che popolano le patrie galere, è la pesante accusa della blogosfera russa.
Anche perchè la versione della Procura è tutt'altro che basata su prove di ferro. A partire dallo stesso testimone chiave. Una successiva ricostruzione degli inquirenti - ma anche fatta da un blogger munito di macchina fotografica digitale - ha stabilito che dalla posizione dove si trovava l'undicenne non avrebbe mai e poi mai potuto vedere ciò che ha detto di vedere. (A meno che non sia dotato del potere di caminare sui muri). E' poi il movente che avrebbe spinto la ragazza a liberarsi da una figlia tanto desiderata.
Antonina è una ragazza madre per scelta, di famiglia normale, agiata, con innumerevole testimonianze dell'affetto che nutriva verso sua figlia. La Procura cercò prima di dipingere Antonina come una ragazza madre disperata e instabile, versione non avvalorata da alcuna testimonianza, e successivamente in quella di una ragazza si sarebbe sbarazzata della bambina perchè "la stessa con la sua sola presenza la vita privata". Buio totale su cosa si basi l'affermazione.
E' questo genere di cose che ha convinto molti e ha alimentato in altri il sospetto che la polizia e la procura (che in russia è culo e camicia col potere del governatore o presidente, dipende se statale o federale) stia in modo ignobile strumentalizzando il caso di una bambina per "vendette" contro il marito di Antonina che è un giornalista liberale. Anche se poco noto. (Il marito si è messo in prima linea nella mobilitazione della blogosfera col suo di blog).
Non da ultima l'obbiezione di chi fa notare che se fosse stata la madre a buttare giù la bambina, le sarebbe stato più facile e spontaneo prenderla in braccio e buttarla oltre la ringhiera, piuttosto che cercare di sospingerla fra le maglie della ringhiera.
Anche questa è un ipotesi ovviamente di quelli che vengano accreditati "a naso". Speriamo che il naso non si riveli soprafino.
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