Kasparov/Putin: patta.
Per Izvestia gli scontri, le botte e gli arresti di ieri sera in centro di Mosca, non sono mai accaduti. Non ne fa cenno la versione odierna. Nemmeno nei brevi. E se non esistono per Izvestia, non esistono nemmeno per il Cremlino: è pacifico. Ora, diversi commentatori registrano soddisfatti che, in questo ultimo scorcio del era di Putin, le manifestazioni sono aumentati di numero, di adesioni di personalità importanti e in vista e ciò – secondo i suddetti commentatori – simboleggia la rinascita della democrazia in Russia. E qui, i nostri amati commentatori, peccano di confondere le personalità importanti che strumentalizzano il movimento con quelle che ci credano davvero, e fin in fondo. Fatto netto dei primi, ci rimane solo il caro-saggio Kasparov. Ora Kasparov, nel 2002, ha inserito questo blog nel suo elenco di russi che si battono per la democrazia, e perciò può apparire ingeneroso, ma fino ad ora di ricette per il futuro da lui non se ne sono sentiti.
D’accordo che Putin ha avviato il paese lentamente ma inesorabilmente verso l’autoritarismo; d’accordo che l’economia è di stampo sud americano – si regge sul petrolio, come la corda regge l’impicato – d’accordo su tutto e anche di più. Ma un politico, perché tale si è nominato l’ex campione di scacchi, che aspiri alla guida del paese, alla candidatura, deve non solo indicare le carenze del sistema, ma proporre ricette concrete per invertire la rotta. Putroppo, fin ora, tutte le apparizioni in pubblico di Kasparov sono finite in rissa e in suoi arresti. E non sempre senza colpe da parte sua. Difficilmente, con questo linguaggio, sarà ascoltato dalla classe media moderata. Quella che non legge l'Izvestia.
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